martedì 30 settembre 2008

Il giorno che abbiamo comprato un pezzo di Val di Susa...



Ora e sempre No Tav !
Tempi duri per la nostra Vallée.
A forza di sentir ripetere che la nostra è la migliore delle Regioni possibili, alla fine si rischia di seguire il coro non per paura o per convenienza, ma perché si crede veramente di vivere in un’isola felice.
L’antidoto per non ritrovarsi ad applaudire il Conte verde durante la Festa della Valle d’Aosta, è quello di andare oltre Pont e frequentare altre comunità in movimento.
Ad esempio, la Val di Susa.
A Giugno, assieme a migliaia di altri cittadini ho partecipato alla seconda edizione dell’iniziativa "Compra un posto in prima fila": una forma di azionariato attivo e diffuso, promosso dal movimento NO TAV. In pratica, ognuno acquista, per 15 euro, un metro quadro dei terreni interessati dalla nuova linea Alta Velocità Torino-Lione, con l’obiettivo di rendere molto più complesso l'esproprio. Si tratta di un'azione di protesta nonviolenta: gettare sabbia negli ingranaggi del potere.
Eravamo veramente tanti, persone di tutte le età e di diversa appartenenza sociale, accomunate dal desiderio di difendere il proprio territorio e di resistere alle logiche devastanti del capitalismo globale. Tutti in coda per firmare davanti al notaio e poi partecipare all’assemblea popolare con Marco Revelli e Riccardo Petrella, per parlare del locale e del globale e di come i due livelli si intreccino attraverso la questione dei beni comuni.
Io ero lì, a nome della Valle d’Aosta che resiste: in particolare, il Comitato valdostano contro il ritorno dei TIR e l’Espace Populaire.
Quella valsusina è una comunità che non si arrende, nemmeno ora che con il governo Berlusconi tutto sembra più difficile e appaiono le prime divisioni all’interno del movimento, soprattutto tra Sindaci e cittadini.
In questo senso, il lavoro del c.d. "Osservatorio Virano" sembra aver messo in crisi i NO TAV o comunque seminato confusione nel loro campo. Il progetto "F.A.R.E." - fumosa bozza d’accordo tra Governo, Osservatorio, Sindaci e l’ineffabile Governatrice del PD Bresso – fa balenare possibili modifiche al tracciato, interventi di compensazione per i Comuni, che spesso hanno la stessa logica sviluppista e antiambientalista della TAV, e un generico riequilibrio dei flussi di traffico da gomma a rotaia, oltre ad una possibile revisione del cronoprogramma dell’opera (si parte dove l’opera è meno contestata). L’obiettivo evidente è quello di depotenziare la protesta, privandola dell’appoggio istituzionale per poi reprimere stile Genova o Venaus quelli che oseranno ancora resistere. Come ha dichiarato Berlusconi , rispetto alla TAV e al Ponte sullo stretto "Noi abbiamo imposto le decisioni dello Stato e così faremo anche in futuro, così come e' successo a Napoli, e in Campania, dove abbiamo riportato lo Stato di civiltà attraverso anche l'uso delle forze militari".
Persino Legambiente, sembra cascare nel tranello e abbozza una cauta soddisfazione rispetto al "FARE".
Ma i cittadini, gli stessi delle marce – una recente fiaccolata con migliaia di persone ha dimostrato che il movimento c’è ancora e che sarà ancora "düra"…- , dei presidi al freddo, quelli che si sono presi le botte (chi offrendo l’altra guancia e chi restituendo qualche colpo…) e che si sono ricomprati la loro terra, hanno ribadito la ferma opposizione alla linea TAV/TAC Torino-Lione, in qualunque forma venga presentata, richiamando i Sindaci al rispetto della delega democratica, dato che i Consigli comunali e le assemblee popolari non hanno mai approvato l’accordo in questione.
Affermano che il finanziamento europeo di 671,80 milioni di euro – un’inezia rispetto alla spesa generale stimata - per la linea TAV/TAC Torino-Lyon va a finanziare un’opera inutile, devastante ambientalmente e dannosa economicamente, che ipoteca per i prossimi anni ingenti risorse che saranno tolte a sanità, istruzione, welfare e pensioni.
Denunciano che questa ulteriore truffa ai danni dei cittadini contribuenti italiani ed europei, camuffata dalla presunta volontà di trasferire il traffico dalla gomma ala rotaia, avviene mentre la Regione Piemonte apre alla seconda canna autostradale del Frejus, mentre la Provincia di Torino lancia il progetto della tangenziale est con prevedibili e ammessi disastri alla collina, mentre il governo taglia in finanziaria 924 milioni di euro alle Ferrovie.
Ed ora che il Governo prende le distanze dal FARE, quelle fantastiche persone, che hanno mantenuto la loro coerenza, dimostrano che avevano ragione.
Ecco un sincero modello di autonomia per la Vallée: la Val di Susa, cittadini coscienti che difendono il loro diritto alla partecipazione e non lo svendono in cambio di qualche favore o inseguendo miti micronazionalisti.
Alexandre Glarey – per info: www.notav.eu

lunedì 22 settembre 2008

Pago, posso, pretendo? NO. grazie! Non all'espace, almeno...

In risposta alla lettera di Corrado Ferrarese sulle modalità di gestione delle attività culturali dell’Espace populaire, si ricorda che l’Associazione Saperi & Sapori, circolo culturale affiliato all’ARCI, gestisce tali iniziative attraverso un direttivo i cui membri sono regolarmente eletti nell’assemblea annuale dei soci. Il direttivo è inoltre allargato ai soci che vogliono partecipare all’organizzazione degli eventi e alle attività connesse (preparazione locandine, permessi SIAE, contatti con enti e persone). Di conseguenza, il direttivo non è un organismo chiuso e settario, composto da membri “che hanno nel loro DNA una bieca ed anacronistica mancanza di umiltà”, come sostiene il buon Corrado, ma un gruppo di persone che in tutta umiltà dedicano gratuitamente il proprio tempo per l’organizzazione e la realizzazione delle manifestazioni, come sa bene il socio Ferrarese, membro del direttivo dall’agosto 2007 fino al giorno delle sue dimissioni “inderogabili e non discutibili”. Tutte le attività dell’Associazione, per decisione condivisa da tutto il Direttivo, vengono svolte senza gravare sui soci, cioè senza far pagare biglietti di ingresso. L’unica fonte di entrata dell’Associazione Saperi e Sapori è quindi rappresentata dai proventi del tesseramento. Durante il 2007/2008 le difficoltà economiche della Cooperativa Rosso Piccante che gestisce l’attività di ristorazione ed il bar, unite al risultato delle ultime elezioni regionali - che hanno privato l’Espace del sostegno economico dei consiglieri dell’Arcobaleno a garanzia del pagamento dell’affitto dei locali - ci hanno costretto a lanciare la campagna dei 100 soci, tuttora in corso e che speriamo possa dare i risultati sperati. In conseguenza di tutto ciò, il direttivo ha deciso di organizzare gli eventi culturali puntando sulla gratuità delle prestazioni degli artisti, limitandosi a rimborsare agli ospiti dell’espace il vitto, l’eventuale alloggio e le spese di viaggio. Abbiamo forse dovuto rinunciare a qualche nome altisonante ma portiamo nel cuore i tanti ospiti con cui abbiamo condiviso le serate, primi fra tutti – ci piace ricordarlo – Beppe Barbera , insieme agli altri musicisti del jazz e alle giovani promesse di Musicalmente che hanno suonato tutti gratuitamente a sostegno del progetto Espace. Durante il 2008, il socio Corrado Ferrarese, allora membro del direttivo, ha organizzato, in accordo con noi ma in piena autonomia com’è naturale tra persone che si fidano l’una dell’altra, vari appuntamenti, tra cui quelli della rassegna Espace Montagna. Il direttivo ha dato per scontato che la politica delle prestazioni gratuite fosse rispettata, almeno nei suoi principi fondamentali. A posteriori, si viene a scoprire che la maggior parte degli eventi organizzati dal buon Corrado Ferrarese ha implicato un’elargizione di compensi - tutti a carico dello stesso Ferrarese, beninteso - mai condivisi con il direttivo, creando una condizione di disparità con altri soggetti che non hanno percepito nessun tipo di cachet. Anche le iniziative proposte per il presente anno avrebbero previsto lo stesso meccanismo. Il direttivo ha tentato di mediare, scontrandosi con risposte sempre negative da parte del buon Ferrarese. Queste sono le “motivazioni risibili” che hanno portato alla negazione non della rassegna, positiva e che ci piacerebbe riproporre, ma delle modalità di gestione proposte. Ce ne dispiace - soprattutto per Pietro Giglio e per i suoi ospiti che tante energie avevano profuso per la buona riuscita della stessa – ma Espace Populaire in questi anni ha cercato di essere luogo di incontro e di sperimentazione, di svago e di cultura, di socializzazione e di dibattito sempre seguendo i principi della massima condivisione delle scelte, della partecipazione e del coinvolgimento dei soci. Un luogo di costruzione - il più possibile condivisa e collettiva - di “un altro mondo possibile”. All’Espace il principio del “pago, posso, pretendo”non trova dimora. Se Espace Populaire smette di essere questo, per diventare luogo di esibizione solipsistica dei singoli, semplicemente NON E’, non esiste più. Se ne dia pace il buon Corrado, considerato l’alto valore delle iniziative da lui proposte, non faticherà di certo a trovare qualcuno con minori sovrastrutture etico-morali che possa ospitarle. Quanto all’invito a non proporre iniziative all’Espace, non ce ne preoccupiamo. I singoli e le Associazioni che hanno collaborato con noi in questi anni conoscono bene l’impegno che siamo in grado di offrire. Il loro è il solo giudizio che ci interessa. Questi chiarimenti sono dovuti per correttezza nei confronti dei soci, dei relatori, degli artisti e di tutti quelli che con il loro tempo e varie sottoscrizioni contribuiscono a tenere in piedi uno spazio che vuole scommettere sulle persone e su un modo di rapportarsi non basato sul principio per cui “io pago e faccio quello che voglio”. Il direttivo di Saperi & Sapori